Per l’EPR tessile è ufficialmente iniziato il conto alla rovescia. «Entro l’anno entrerà in vigore», così il viceministro del MASE, Vannia Gava, intervenuta al convegno “Tessili e sostenibilità: le novità del decreto EPR” che si è svolto martedì 28 aprile nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto a Roma (qui la registrazione video). Il termine per l’approvazione della norma, che renderà concreto il modello di Responsabilità Estesa del Produttore per il settore tessile, slitta però nuovamente: annunciato già per l’autunno del 2025, è stato spostato alla primavera del 2026. E adesso si torna a guardare alla fine dell’anno, scongiurando la possibilità di dover scavallare nel 2027. Eppure il testo, di cui si discute da quasi tre anni, pare sia pronto. Il viceministro ha infatti parlato di un «lavoro lungo, non dispersivo. Un lavoro condiviso. E quando i provvedimenti li condividi con chi li deve mettere a terra, funzionerà», ha detto. Attualmente il testo è «in conferenza unificata. Sono convinta che entro l’anno entrerà in vigore. È un’ottima notizia perché l’Italia ha battagliato anche per arginare il fast fashion e inserire tutte le semplificazioni per le micro imprese».
Nuova scadenza
La nuova scadenza annunciata però allunga l’attesa e lascia in sospeso temi importanti. Gli operatori di settore presenti hanno infatti rimarcato la necessità di accelerare, puntando ad avere il decreto già prima della prossima estate. Una sollecitazione a non dilatare i tempi che Ecotessili, insieme con altri sistemi collettivi, aveva già sostenuto a fine 2025. La richiesta di avere a breve il quadro operativo all’interno del quale inserire il regime EPR per i tessili è dettata dalla necessità di normare una situazione da troppo tempo sospesa.
In Italia l’obbligo della raccolta differenziata della frazione tessile è in vigore dal 2022. A oggi, non tutti i Comuni garantiscono un servizio dedicato. Secondo i dati ISPRA citati dal viceministro, circa due su otto non si sono ancora adeguati. Eppure «i rifiuti sono una risorsa», ha detto. «Il rifiuto non è un problema se viene gestito correttamente in una visione di sviluppo sostenibile e recupero di quelle materie prime seconde che per il nostro paese sono fondamentali».
I problemi nella gestione dei tessili però ci sono: la carenza di impianti di trattamento e recupero, le difficoltà nell’esportazione dell’usato verso paese extra UE, sono solamente alcuni degli elementi che limitano la raccolta differenziata. Inoltre, occorre tenere conto di una serie di norme legate all’ESPR, il cosiddetto regolamento Ecodesign, che a breve entreranno in vigore (già a luglio è previsto il divieto di distruzione dell’invenduto e reso).
La soluzione
La soluzione è iniziare. Mettere in moto il modello EPR affinché i Produttori, attraverso i consorzi, possano attivarsi: occorre strutturare il sistema e organizzare le filiere. Come ha detto Gava: «Nel PNRR sono stati posti 2 miliardi di euro». «Ma i fondi non bastano. I nostri imprenditori sanno lavorare anche senza fondi: l’importante è dare semplificazioni e accelerazioni per superare quella burocrazia che frena gli stessi imprenditori».
Ecotessili e gli altri consorzi tessili EPR sono pronti. È ora di partire.

