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EPR tessile: basta rinvii, serve il decreto per l’operatività. Sei Consorzi si appellano al MASE

Il decreto per avviare l’EPR tessile non può più aspettare. Serve una tempestiva approvazione per garantire la competitività delle imprese italiane e per assicurare all’intero settore quella sostenibilità richiesta in tutta Europa. Ecotessili, insieme con cinque consorzi tessili – Cobat Tessile, ERP Italia Tessile, RE.CREA, ReDress e Retex.green – lancia l’appello affinché l’operatività non sia ulteriormente procrastinata.

«I Consorzi dei produttori accolgono con favore l’impegno del Governo a far entrare in vigore il regime della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) tessile entro il primo trimestre del 2026», si legge in una nota congiunta.  I Consorzi «sono pronti a fare la loro parte anche in termini di nuovi investimenti e sottolineano come un quadro normativo stabile, coerente e pienamente operativo sia fondamentale per garantire una gestione efficiente dei rifiuti tessili e consolidare la leadership nella sostenibilità della filiera nazionale, a patto che tale cornice regolatoria venga celermente definita».

Davanti a un obbligo nazionale che prevede la raccolta differenziata dei tessili già dal 2022, in un quadro europeo che impone target sempre più ambiziosi e in un contesto internazionale ad alto tasso di competitività, «la mancanza di regole definite ha finora rallentato la creazione dei nuovi sistemi di raccolta e riciclo, con ripercussioni sulla competitività delle imprese italiane rispetto ai Paesi già attivi sul fronte EPR».

I Consorzi, e le imprese rappresentate, ribadiscono «l’importanza della tempestiva pubblicazione del decreto per l’EPR dei prodotti tessili, essenziale per pianificare investimenti, innovare i processi, adottare le migliori best practice in termini di tracciabilità e trasparenza della gestione dei rifiuti, ma soprattutto allinearsi agli obiettivi di economia circolare delle strategie unionali».