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Rifiuti tessili in continua crescita. Per affrontare il problema, l’EPR è un passaggio necessario

La produzione di rifiuti tessili sta raggiungendo livelli molto elevati. La vita di un capo di abbigliamento si è progressivamente ridotta, andando ad alimentare una filiera che però non è (ancora) in grado di affrontare volumi così elevati. L’introduzione del regime EPR, che chiama i Produttori tessili a farsi carico della gestione di magliette, scarpe e lenzuola diventati ormai rifiuto, diventa oggi uno strumento importante per affrontare una sistema in difficoltà.

La gestione dei rifiuti tessili chiede una regolamentazione puntuale, trasparente e soprattutto efficace. A fronte degli obblighi di differenziazione del rifiuto tessile, la strada è tracciata: l’Italia e l’Europa hanno scelto come modello quello dell’EPR. Non resta che accelerare la sua concretizzazione.

A sottolineare l’importanza di introdurre un modello di gestione è il nuovo rapporto del Boston Consulting Group (BCG) “Spinning Textile Waste into Value”, studio che indica il valore che una corretta gestione dei tessili di scarto potrebbe avere sull’intera economia mondiale. A fronte di una produzione annua di 120 milioni di tonnellate (dato del 2024) di rifiuti tessili, il rapporto arriva a stimare che sviluppando l’industria del riciclo si potrebbero creare circa 180.000 nuovi posti di lavoro.

La situazione attuale richiede un cambio di marcia. O, come scrive il BCG in una nota “una trasformazione necessaria per un settore – quello della moda – chiamato ad affrontare la sfida più urgente: quella della sostenibilità”. Dei 120 milioni di tonnellate di rifiuti tessili prodotte, “l’80% è finito in discarica o incenerito”, prosegue il BCG. “A titolo di confronto, solo il 12% del totale è stato riutilizzato, l’1% è stato raccolto ma non riutilizzato né riciclato, e il 7% è stato ritenuto idoneo al riciclo. Di questo 7%, meno dell’1% è stato trasformato in nuove fibre. Se non si interviene, i rifiuti tessili potrebbero aumentare fino a oltre 150 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030”.

Per Beatrice Lemucchi , Amministratore Delegato e Partner di BCG, quello dei rifiuti tessili è «un problema che richiama la necessità di creare nuove soluzioni industriali e tecnologiche su larga scala. Mai come ora ci troviamo nel momento giusto: in Europa la pressione normativa sta accelerando con l’introduzione della responsabilità estesa del produttore. Non si tratta soltanto di adeguarsi a regole più stringenti, ma di cogliere un’opportunità strategica per rafforzare la competitività e trasformare lo scarto in risorsa».

In questa sfida, il consorzio Ecotessili – con il supporto e l’esperienza delle realtà del Sistema Ecolight – è pronto ad accompagnare i produttori tessili per cogliere le opportunità dovute all’EPR. Si tratta di un cambio di passo necessario e impellente che, insieme con Ecotessili, le aziende possono governare e non semplicemente subire.